Bartoletti, Zaino, Pettinelli e Scotti: dibattito sulla radio "da vedere"

sabato 15 settembre 2007


Nella discussione su "Perché la radio è bella", durante il workshop pomeridiano di sabato 15 settembre che anticipa la cerimonia di premiazione del "Premio Saint-Vincent per la radio", nella cittadina termale valdostana, la televisione entra nel vivo delle argomentazioni: «appartengo alla generazione che "guardava" la radio - racconta Marino Bartoletti, voce storica dello sport italiano e autore di programmi televisivi - quando ascoltare il racconto dei cronisti non era meno bello delle partite che hanno segnato la mia professione. Ero convinto che non poteva esserci un bel prodotto radiofonico che non potesse tradursi in un format televisivo: così abbiamo ideato "Quelli che il calcio", così come arrivano dalla radio il "Processo alla Tappa" o "La Corrida". Quel che mi chiedo è invece in che misura la radio possa essere invasa dalla televisione, a parte l'innocente presenza delle webcam».

Il progetto di unire radio e televisione fa già parte dell'esperienza di Rtl 102.5: «con il nostro tentativo di fare la radio-visione - spiega il direttore del network, Roberto Zaino - con gli speaker ripresi e mandati in televisione abbiamo conquistato un altro tipo di ascoltatori, ad esempio siamo diventati delle vere e proprie star in Kazakistan».


Non è d'accordo invece Anna Pettinelli di RDS, voce femminile dell'anno in ex aequo con Platinette: «la radio è un mezzo che comunica con te in quel momento - spiega - è diverso dalla televisione. Sono contro la webcam, che toglie effetto all'immaginazione dell'ascoltatore: la radio è bastevole a se stessa».
«L'importante è che la radio non diventi mai ricettacolo del televisivo disoccupato - aggiunge Gerry Scotti, presidente di Radio 101 e voce maschile dell'anno - come sembrava dovesse essere qualche tempo fa. Io nasco radiofonico e tengo a sottolienare come i primi personaggi veri sono nati da gente che ha fatto radio non pensando alla televisione ma amando la radio, a costo di non essere mai visti dal vivo».


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