I numeri evidenziano che «La radio non scompare ma si incrementa»

sabato 11 ottobre 2008


Maurizio Costanzo e Derrik de Kerckhove«La radio è accessibile a tutti e può persino diventare un portchiavi. Da sola è la voce del dittatore, ma assieme ad altri mezzi, come Internet, si calma e diventa globale e locale insieme». Se lo dice Derrick de Kerckhove, per dieci anni collaboratore del sociologo teorico dei media "caldi e freddi" Marshall McLuhan, la radio immortale e trasformista deve esserlo davvero.

«Siamo di fronte all'invenzione di un mezzo che non costa troppo, ben distribuito, che ha una ubiquità naturale, che vuole la decentralizzazione e richiede l'ancoraggio locale - continua lo studioso di Toronto, nel corso del
suo intervento al workshop presso il centro congressi del Grand Hôtel Billia di Saint-Vincent, prima della consegna delle "Radiogrolle - Premio Casinò di Saint-Vincent per la Radio", sabato 11 ottobre - cresce la sua
potenza, acquisisce sempre di più grande qualità tecnica ma anche qualità del contenuto. Siamo nella lunga coda, come direbbe Chris Anderson: il mercato non sta più nei grandi luoghi ma nella continuità di piccoli gruppi e la radio continua a diffondersi con le sue piccole tribù».
«Anche nel mondo della televisione e del multimediale - rincara Maurizio Costanzo, direttore artistico delle manifestazioni di prestigio della Casa da Gioco ed ideatore del premio - la radio non scompare ma si incrementa: ormai siamo arrivati ad una media di 39 milioni di ascoltatori al giorno, con un 5/6% di incremento. Più si globalizza la comunicazione, più la radio si ritaglia una propria identità».

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